Abano tangenti, denaro nel giornale: «Io pagavo per paura»

Le confessioni degli imprenditori costretti a sborsare soldi per lavorare: «Gli incontri finivano con la percentuale da saldare scritta su un post-it»
LIVIERI - FOTO PIRAN - ABANO - GUARDIA DI FINANZA IN MUNICIPIO ABANO
LIVIERI - FOTO PIRAN - ABANO - GUARDIA DI FINANZA IN MUNICIPIO ABANO

PADOVA. «Sono preoccupato per l’incolumità mia e della mia famiglia perché le persone di cui ho parlato, Luca Claudio e Massimo Bordin... si attorniano di loschi personaggi spesso meridionali. Temo ritorsioni».

Tra il 10 febbraio e il settembre 2015 l’imprenditore Denis Paggetta, titolare di Green Project e Giardini di Venere, è interrogato tre volte. «Nel 2014 chiesi all’assessore Marcolongo di farmi parlare con il sindaco Bordin. Lui me lo sconsigliò dicendomi che avrei rischiato in quanto il sindaco è protetto da persone non piacevoli da incontrare...». Per lavorare, non resta che pagare in silenzio. Collaborando Pagetta finisce indagato, ma poco gli importa.

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Dentro il sistema. Pagare per lavorare: concetto ribadito da Paolo Tomasini che incastrò l’assessore–cassiere Ivano Marcolongo. Tomasini è indagato ma non arretra di un passo: «Mi sono sentito obbligato a consegnare quanto mi era stato chiesto... Se non l’avessi fatto, non avrei potuto lavorare con il Comune. Ma ci ho rimesso». Le tangenti costano: per i lavori ottenuti Pagetta spende 19.600 euro tra il 2010 e il 2014 e Tomasini 17.800 tra il 2008 e il 2014.

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La Guardia di Finanza davanti a casa di Luca Cladio

Troppo per piccole imprese. Ribadiscono il “sistema della percentuale” altri imprenditori. L’8 maggio 2015 Luca Creuso (indagato) spiega che è il padre Agostino (inquilino del sindaco) a tenere i rapporti con Claudio. E ad obbligarlo a consegnare danaro (in contanti o con assegno circolare) da destinare al primo cittadino «per fare andare avanti le cose». Differenti le tariffe dei due sindaci: Claudio reclama il 15%, Bordin si accontenta del 10%. Il padre Agostino (indagato) non sposta di una virgola la versione del figlio: «Ho sempre consegnato il danaro all’assessore Marcolongo ben sapendo che i soldi andavano prima a Claudio poi a Bordin... Dovevo dare i soldi per lavorare anche se non mi erano stati chiesti in modo esplicito. Claudio mi diceva “Guarda che le campagne elettorali costano”». Il 22 febbraio scorso Luca Creuso ammette che, da quando “collabora”, «non ho più ottenuto lavori dai due Comuni».

La tangente nel Mattino. Paga Luca Scarpa, amministratore dell’immobiliare Acquamarina: il 2 febbraio scorso, pur indagato, mette di nuovo a verbale quanto già detto sulle mazzette versate.

I rapporti con Claudio (su espressa richiesta di quest’ultimo) li tiene il collaboratore Enrico Cesaro (indagato) che spiega agli inquirenti il 22 giugno 2015: «Me lo aveva chiesto Claudio: non si fidava di Scarpa che andava a raccontare come il sindaco lo aiutasse nelle pratiche edilizie... Ricordo che una volta Scarpa e io siamo andati a prelevare 7 mila euro. Quei soldi Scarpa li ha messi in una busta e io ho telefonato a Claudio. Quando siamo arrivati, ho inserito la busta all’interno del quotidiano “Il Mattino” e mi sono recato nell’ufficio del sindaco al quale ho consegnato giornale e busta». Infine Paga Domenico Chiapperino di Jacqueline Immobiliare, indagato pronto a raccontare tutto.

Mister tot per cento. Il 20 luglio 2015 Renzo Rampazzo (indagato), dell’omonima impresa in fallimento, racconta di aver vinto tre appalti a Montegrotto «a seguito di un accordo tra partecipanti sulla formulazione delle liste delle imprese per la partecipazione agli appalti... Questi aiuti li ebbi dall’allora vicesindaco Bordin (Claudio era primo cittadino)... A fronte dell’assegnazione delle gare, Bordin mi disse che dovevo essere riconoscente...».

Un giorno Rampazzo esprime il suo disappunto quando Claudio e Bordin gli chiedono di rinunciare a un appalto da sei milioni (i fabbricati in piazza Mercato a Montegrotto): «Ci fu una reazione violenta di Claudio che colpì un muro in cartongesso con un pugno». Rampazzo riesce a ottenere l’appalto: pochi giorni dopo il sindaco Claudio lo convoca nell’Hotel Mioni Royal e gli presenta i fratelli Franzone, soci dell’omonima ditta di Palermo. Ditta alla quale vanno in subappalto un milione e mezzo di opere. «Per il cantiere in piazza mercato ci ho rimesso 873 mila euro» dirà Rampazzo.

I pizzini. Quando in ballo c’è una tangente di valore, sono Claudio e Bordin a muoversi in prima persona. E insieme. Lo racconta il 14 ottobre 2015 Fabio Foresti, dipendente di una ditta lombarda.

È Claudio a contattare l’azienda «in quanto aveva riferito di avere a disposizione finanziamenti per indire una gara per la fornitura di display nel Comune di Abano». Il 13 luglio 2012, a sorpresa, Claudio e Bordin si presentano negli uffici Aesys a bordo di una Volvo cabrio. «Mi propose di farci aggiudicare la gara in cambio di una quota da riservare a lui...».

La trattativa va avanti. Poi «ci siamo incontrati nel suo ufficio, presente Bordin. Gli comunicai che la richiesta era stata accettata dal titolare Marcello Biava. Mi ha subito detto che la sua spettanza era pari al 15% del totale. Percentuale scritta e cerchiata anche su un foglietto giallo, non ricordo se scritto da Claudio o Bordin che vi consegno». L’azienda era in grave crisi con un indebitamento di 21 milioni. Ma «il tono del sindaco era perentorio». Per un appalto da 270.000 euro, Aesys paga 40 mila euro di mazzette.

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