A 80 anni vive da mesi in una casa Ater senza riscaldamento
Maria Fiorito abita in un alloggio popolare in via Cantele a Mortise: «Ho la caldaia rotta e l’Ater non la ripara. Ho chiesto aiuto dappertutto, senza alcun risultato»
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«Mettetevi una mano sul cuore, piango tutti i giorni perché sono al freddo, non ce la faccio più». È il disperato grido d’aiuto di Maria Fiorito, 80 anni a breve, che dallo scorso novembre è senza riscaldamento in casa a causa della rottura della caldaia nell’appartamento in cui vive. Fiorito, residente dal 1992 in un alloggio popolare di via Cantele, ha indirizzato tutta la sua indignazione nei confronti dell’Ater, che continua a non intervenire: «Quando negli anni la caldaia dava problemi ho sempre chiamato i tecnici e pagato i pezzi di ricambio, così come la manutenzione. A novembre il tecnico mi ha detto che la caldaia era da sostituire perché troppo vecchia, ma ogni volta che ho chiamato mi hanno dato la stessa risposta: “provvederemo”. Anche se poi non hanno mai fatto nulla».
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La solidarietà dei vicini
La signora in questi anni ha stretto una solida rete con gli altri condomini e con la parrocchia della Madonna della Salute, e per darle una mano tante voci si sono mobilitate, senza però ottenere successo: «In tanti hanno chiamato l’Ater per segnalare la mia situazione: mio figlio Mauro, la Caritas, il parroco di Madonna della Salute, l’assistente sociale. Il segretario della parrocchia mi ha messo in contatto con un avvocato che ha scritto una mail senza ricevere alcuna risposta».
L’unica indicazione fornita dall’Ater all’assistente sociale è l’addebito alla signora Fiorito del 35% delle spese nel caso di sostituzione della caldaia: «Una vergogna. Se avessi comprato la casa pagherei per una caldaia nuova, ma sono in affitto e qualcuno deve intervenire – prosegue Maria Fiorito – Ricevo ogni mese la pensione del mio defunto marito e riesco a pagare l’affitto, le spese condominiali, le bollette. La parrocchia una volta al mese mi manda una piccola spesa alimentare, ma per il resto devo arrivare da sola a fine mese».
Come vive
In questa situazione la signora in casa indossa sempre il giubbotto, riscalda l’acqua in due grossi pentoloni per lavarsi. L’appartamento è gelido e la sua salute ne risente: «Soffro di ansia e depressione. All’inizio mi sono arrabbiata, adesso piango e basta perché la rabbia mi fa male al cuore. Il freddo acutizza anche i miei dolori. Soffro di tante patologie e ho subito tre ricoveri, prendo tanti farmaci e questa situazione mi porta ulteriore stanchezza».
Spesso usa il bar come rifugio, non solo dal freddo, ma anche dalla solitudine: «Nei momenti peggiori mi faccio forza, prendo il deambulatore e vado fino al bar. Lì mi conoscono ormai, sono gentilissimi».
A Mortise si trova bene, molti dei condomini si sono affezionati a lei: «C’è una signora che mi fa le punture gratis, senza chiedere nulla in cambio. Poi ci sono tanti vicini che mi vengono a trovare, mi fanno compagnia. Il Comune mi manda una volta a settimana una signora che mi aiuta con le pulizie». Ad un cambio di residenza non ci pensa nemmeno: «Sarebbe come morire. Se fossi più giovane potrei chiedere il trasferimento ma adesso no, è troppo tardi, ho fatto amicizia con diverse persone. Mi sono abituata a stare qui».
Un altro condomino al freddo
Nella realtà condominiale la signora Fiorito sembra non essere l’unica a soffrire il disagio di un mancato intervento dell’Ater, almeno secondo il suo racconto: «Anche al secondo piano c’è un signore che sta al freddo ormai da diverso tempo». Negli ultimi giorni la situazione è diventata insostenibile. Con l’aiuto di un vicino di casa Maria Fiorito domenica scorsa si è rivolta anche ai carabinieri e confida in un intervento tempestivo: «Io spero con tutto il cuore che si mettano una mano sulla coscienza e vengano a mettere la caldaia, continuare a chiamare non serve più». —
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