Cittadella, il Bar della Stazione cambia titolari dopo 54 anni
Beltramello: «Spero continui a essere un luogo familiare». Sarà gestito da due cinesi che hanno già un altro locale

Per 54 anni, il Bar della Stazione di Cittadella è stato molto più di un semplice punto di ristoro per pendolari e viaggiatori: è stato un luogo di incontri, di chiacchiere tra amici, di caffè al volo prima di un treno perso all’ultimo minuto. Un’istituzione, insomma, nata il primo maggio 1971 grazie a Bruno Beltramello, conosciuto da tutti come Cio Cordaro.
Dopo di lui, a portare avanti l’attività sono stati il figlio Giuseppe e la moglie Daniela, con il prezioso aiuto delle figlie. Ora, dopo una vita dietro al bancone, è arrivato il momento di passare il testimone.
«È una decisione che abbiamo preso con il cuore diviso a metà», racconta Giuseppe, «da un lato c’è la nostalgia, perché qui abbiamo trascorso tutta la nostra vita. Dall’altro, il desiderio di goderci un po’ di riposo, dopo anni di lavoro senza soste».
Sveglia all’alba
E le giornate al bar, in effetti, non sono mai state leggere: sveglia all’alba, apertura alle sei, chiusura alle dieci di sera. «E pensare che una volta restavamo aperti fino all’una», ricorda Daniela con un sorriso. A raccogliere la pesante eredità saranno due giovani cinesi, da anni residenti in Italia e già esperte nel settore. «Sappiamo che il bar resterà in buone mani», assicura Giuseppe «Loro gestiscono già un altro locale con tabaccheria e hanno voglia di mettersi in gioco».
Non cambierà il nome, né gli orari, almeno per il momento. Rimarranno anche tutti i servizi: caffetteria, tabacchi, Lotto, SuperEnalotto, pagamento bollettini, vendita di biglietti ferroviari e giornali. Ma soprattutto, ci si augura che rimanga intatta l’atmosfera che ha sempre contraddistinto il bar. «Il nostro desiderio più grande», dice Daniela, «è che questo posto resti quello che è sempre stato: un luogo familiare, dove si entra non solo per un caffè, ma per scambiare due parole, per sentirsi a casa».
Clienti affezionati
In 54 anni, la stazione è cambiata profondamente: nuove strutture, nuovi viaggiatori, nuove abitudini. Eppure, tanti clienti di un tempo tornano ancora. «Capita che rientrino dopo vent’anni, magari con i figli», racconta Giuseppe, «ci salutano, ricordano quando venivano qui prima di prendere il treno per andare all’università. È bello sapere di aver fatto parte della loro storia». Ora è tempo di scrivere un nuovo capitolo. Per salutare amici e clienti, domenica si terrà un brindisi d’addio. Poi, qualche giorno di chiusura e la riapertura, con un periodo di affiancamento: Giuseppe e Daniela saranno ancora dietro al bancone, per passare gradualmente il timone. —
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