La Cassazione conferma la pena di Luca Claudio
MONTEGROTTO TERME. Nuova doccia fredda per l’ex sindaco di Abano e Montegrotto Luca Claudio: la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal suo legale, il penalista Fernando Bonon, verso una precedente pronuncia che rigettava quello contro la sentenza del 2016 del gup di Padova Tecla Cesaro, che aveva applicato la pena concordata con il pubblico ministero per i reati di induzione indebita a dare o promettere utilità. Claudio aveva patteggiato 4 anni con in più il sequestro di undici appartamenti ai fini della confisca e un dodicesimo immobile ceduto alla Stato per poter patteggiare.
Ebbene, contro questa sentenza Claudio nel luglio del 2017 aveva presentato un primo ricorso in Cassazione: il suo avvocato ha sostenuto davanti agli Ermellini che l’assessore Ivano Marcolongo (i fatti per cui si procedeva erano riferiti al periodo in cui Claudio era sindaco di Montegrotto, e suo vice era Massimo Bordin), ossia colui che aveva materialmente percepito il denaro da parte degli imprenditori per conto di Claudio - accusato di applicare una tangente del 10 per cento sui lavori - non è mai stato giudicato: la Procura contro di lui non ha nemmeno esercitato l’azione penale. Claudio, secondo il suo difensore, avrebbe quindi dovuto essere assolto in quanto era venuto a mancare il presupposto della condotta che gli veniva addebitata. Il ricorso è stato rigettato, ma Claudio e il suo avvocato non si sono arresi. E contro questa decisione hanno presentato un nuovo ricorso.
Nei giorni scorsi la nuova pronuncia che stronca le speranze dell’ex sindaco di vedersi cancellata la pena patteggiata: i giudici della seconda sezione penale hanno rilevato come i colleghi della sesta sezione non siano incorsi in alcun errore, ritenendo del tutto ininfluente ai fini della sentenza del gup padovano il fatto che Marcolongo non fosse stato perseguito e a sua volta condannato: «L’impugnazione» sentenziano gli Ermellini, «deve ritenersi inammissibile per manifesta infondatezza». Claudio è stato condannato a pagare oltre alle spese processuali anche una somma alla Cassa delle Ammende, pari a duemila euro.
Elena Livieri
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