Morta dopo una gastroscopia, la Corte d’appello: «Nuova perizia»

Il pm Brusegan fa ricorso e  rischia il processo lo specialista originario di Stra che perforò l’intestino di Nicoletta Bettucchi di Rovolon

Cristina Genesin
Nicoletta Bettucchi, 64enne originaria di Bastia di Rovolon
Nicoletta Bettucchi, 64enne originaria di Bastia di Rovolon

Rischia di finire a processo davanti al tribunale di Padova la morte di Nicoletta Bettucchi, 64enne originaria di Bastia di Rovolon e caporedattrice della casa editrice vicentina Neri Pozza, deceduta per una setticemia causata dalla perforazione di un tratto di intestino durante una gastroscopia (in termine tecnico Egds o esofago gastro-duodenoscopia).

E questo nonostante il medico finito sotto accusa per quell’intervento diagnostico risultato mortale (il dottor Filippo Pelizzaro, 35enne originario di Stra nel Veneziano e residente ad Albignasego, all’epoca dei fatti in servizio nell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia dell’Azienda ospedaliera) sia stato prosciolto durante l’udienza preliminare quasi un anno fa.

Il ricorso in Appello

La Corte d’appello di Venezia ha accolto il ricorso del pubblico ministero padovano Marco Brusegan contro la sentenza del gup Alcaro che, il 5 aprile dell’anno scorso, aveva deciso il “non luogo a procedere” nei confronti del sanitario per la non punibilità del fatto contestato. Non solo: i giudici lagunari hanno ordinato lo svolgimento di una perizia per stabilire se annullare la pronuncia del gup e spedire il medico a processo davanti al tribunale di Padova oppure confermare il proscioglimento.

In aula la pubblica accusa è rappresentata dal procuratore generale Fabrizio Celenza che si è allineato alla richiesta della procura padovana; l’imputato è difeso dall’avvocato Lorenzo Locatelli che contesta il ricorso; mentre la famiglia della vittima (il marito Moreno Rocco Segafredo con la figlia Martina e la sorella Elisabetta Bettucchi) si è costituita parte civile tutelata dal penalista Pietro Someda.

La prossima udienza è stata fissata per il 5 maggio quando verrà reso noto il collegio di periti – cioè di esperti considerati super partes – chiamati a valutare il caso. Poi, tempo alcuni mesi, e in autunno si tornerà in aula per discutere la relazione dei tecnici.

Cos’era successo

Il 10 settembre 2021, dietro prescrizione medica, Nicoletta Bettucchi, sofferente di diverticolite, si sottopone prima a colonscopia, poi a gastroscopia, in sedazione in Azienda ospedaliera. Già mezz’ora più tardi la signora è colpita da forti dolori addominali ma, dopo quattro ore di osservazione, viene dimessa con il consiglio di assumere un antinfiammatorio. E torna a casa. In serata le condizioni peggiorano e, alle 19.43, è trasferita in ambulanza nel Pronto soccorso padovano: alcune ore più tardi la Tac rivela una perforazione della parete duodenale, un tratto di intestino, all’altezza di un diverticolo. D’urgenza vengono effettuati due interventi per tentare di suturare la lesione, il primo alle 2.40 dell’11 settembre, il secondo l’indomani alle 18. Ma l’infezione è estesa e il materiale intestinale ha ormai contaminato l’intero organismo.

La morte arriva intorno alle ore 22 del 13 settembre. La famiglia presenta denuncia e l’inchiesta si chiude con la richiesta di rinvio a giudizio.

La decisione del giudice

Tuttavia la gup stoppa tutto: durante la gastroscopia il dottor Pelizzaro ha applicato i protocolli previsti in base al codice penale e, anche se il decesso di un paziente si verifica a causa di imperizia (lieve), il medico-imputato non va punito quando sono rispettate le raccomandazioni delle linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali.

Diversa la posizione del pm Brusegan che impugna la sentenza: ci sarebbe stata una colpa grave come negligenza e imprudenza da parte del medico durante l’esame, non avendo percepito la “resistenza” e insistendo nella manovra. Altro che rispetto della buona pratica: quelle criticità riscontrate non le avrebbe riportate nella cartella clinica. Se, invece, fossero state indicate, sarebbe stata disposta una “salvificaTac” che avrebbe subito svelato la perforazione. 

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