Padova, il supermercato etnico di Chin cresce: «Gli italiani amano il cibo asiatico»
Il titolare Chin: «Prima ero in piazza de Gasperi, ho avuto problemi con i nigeriani. Adesso qui il lavoro va molto meglio. Ho 48 anni e famiglia qui, non penso più di tornare indietro. Questa città mi piace»

L’insegna riporta ancora la scritta, in bianco su campo verde: “Supermercato Asia Africa”. Ma è la denominazione del suo primo alimentari in piazza De Gasperi. Adesso che ha messo radici all’Arcella, in via Annibale da Bassano, vicino al grande park multipiano, vuole cambiare il nome.
Chin ha 48 anni, è arrivato a Padova vent’anni fa, ha messo su famiglia, ha dei figli e qualche parente.
«I cinesi di Padova li conosco tutti di vista, ma non ho amici. Io lavoro e basta», precisa. Cinese vero.
L’insegna, si diceva. «La devo cambiare in Supermercato Asia e basta». Senza Africa?, chiedo. «No, niente Africa, non voglio più vendere il cibo africano, ho ancora dei prodotti alimentari dell’Africa ma agli italiani non piace, lo acquistano solo i nigeriani che però non si sono comportati bene con me, io ho il timore dei nigeriani. Quando ero in piazza De Gasperi hanno anche picchiato un mio dipendente, dentro il negozio, preferisco lavorare con cinesi e italiani».
E pare che i clienti italiani siano in aumento qui dentro. Prima del supermercato di Chin, c’era un supermercato di una nota catena nazionale. «Il mio è il supermercato etnico più grande di Padova», dice Chin con orgoglio.

«Vengono anche duecento clienti al giorno, il lavoro comincia ad andare bene. Gli italiani imparano a conoscere dove siamo, poi vengono più spesso. Mi chiedono consigli sulle cose da comprare, perché gli italiano amano farsi da mangiare il cibo asiatico in casa. E noi abbiamo specialità cinesi, giapponesi, il riso tailandese, le zuppe koreane, ma anche i funghi dell’Asia, i dolci, le bibite alla frutta, le caramelle. E tante proposte surgelate», spiega Chin correndo qua e là tra gli scaffali.
Nove dipendenti, chi al banco della carne e della frutta, chi alle casse, e chi riordina gli scaffali, porta la nuova merce che viene acquistata da un grande importatore asiatico con base a Milano.
Chin prende un sacchetto dal frigo: «Questa è verdura piccante pronta, da cucinare con i ravioli cinesi. Agli italiani piacciono anche i nostri funghi d’importazione, e gli spaghetti di riso». Insomma, un po’ tutto quello che impari a conoscere in uno dei tanti “All you can eat” della città, lo puoi rifare a casa tua con un po’ di pazienza e di sperimentazione food. A prezzi oltretutto bassi, perché a vedere i cartelli esposti in due lingue (cinese e italiano) ti viene voglia di provare qualcosa che non conosci. Casomai lo butti.
Quando gli si chiede se senta nostalgia per la Cina, Chin risponde di no.

«Adesso non ci penso più a tornare in Cina, ormai vivo qui a Padova da vent’anni, qui ho tutto: la famiglia, il lavoro, i miei bambini crescono, e non penso che vorranno tornare indietro. La mia vita è tranquilla a Padova, voglio solo migliorare il mio lavoro. Mia madre è morta, e allora ho detto a mio padre di raggiungermi in Italia, e adesso vive anche lui qui con noi».
Tuttavia, qualche preoccupazione per la gestione del supermercato, ce l’ha. C’è il timore di furti, per dire. «Sto sempre molto attento a controllare chi entra e cosa fa», dice. Ricorda l’esperienza in piazza De Gasperi, per lui più amara perché «c’erano altri negozi stranieri e con gli africani non era facile andare d’accordo».
E come tanti altri commercianti padovani, anche lui ha qualcosa da dire sulle tasse: «Ho pagato 7.000 euro di tassa sui rifiuti, è tanto per me, ma andiamo avanti lo stesso cercando di lavorare di più e avere sempre più clienti che apprezzano i prodotti asiatici».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova