Psichiatra morta a Madeira, dai familiari una battaglia per la sicurezza nelle piscine naturali
Il fidanzato di Margherita Salvucci, 28 anni, laureata a Padova, ha scritto a Mattarella chiedendo il suo intervento attraverso il console e ottenendo una prima, importante risposta: «Ora ci sono cartelli e bagnini»

Nuovi cartelli che segnalano i pericoli delle piscine naturali di Madeira, salvagenti vicino agli scogli, oltre a due bagnini in servizio per scongiurare altre tragedie. Il tutto è stato reso possibile grazie all’impegno della famiglia di Margherita Salvucci: è la psichiatra ventottenne, laureata a Padova, morta lo scorso giugno nella rinomata località turistica.
Ed è anche merito dell’ex fidanzato Marco Romanelli che ha scritto una lettera al presidente Sergio Mattarella. Il Quirinale ha poi aperto un canale con il console di Lisbona, e da fine luglio sono state adottate le nuove misure di sicurezza per evitare che altri turisti muoiano in mare. Nel frattempo resta viva la memoria di Margherita nella città del Santo: la scuola di Psichiatria le ha dedicato un’aula. Ma non solo. Dopo le donazioni fatte al Cuamm per il funerale della ventottenne a Colmurano, le è stata intitolata la sala di un ospedale in Tanzania, dove vengono curati i bambini nati prematuri.
La tragedia a Madeira
«Nostra figlia era morta in una trappola, perché il pericolo non era segnalato adeguatamente», racconta la madre della ragazza Ornella Formica. Per ricostruire la vicenda bisogna tornare al 28 giugno scorso, quando Margherita si trovava con la famiglia nell’isola di Madeira.

Durante un’escursione nelle paradisiache piscine naturali di Seixal la ventottenne è stata travolta e trascinata da un’onda anomala, prima contro gli scogli dove ha battuto la testa, e poi tra le correnti oceaniche rischiando di annegare. I soccorsi, raccontano i familiari, erano arrivati dopo mezz’ora. La giovane è morta il giorno dopo in ospedale a causa di complicazioni.
«Non deve riaccadere»
Da quel giorno è iniziata la battaglia dei famigliari. Quel che hanno sempre chiesto non era solo giustizia, ma anche che fossero in ogni modo evitate tragedie simili.

«Ho scritto al presidente dell’isola di Madeira, al sindaco di Porto Moniz e alla giunta di Seixal, perché fossero prese in considerazioni le nostre preoccupazioni», racconta la madre. «Poi al fidanzato di Margherita è venuto in mente di scrivere una lettera anche a Mattarella», aggiunge, «e così il presidente ha parlato con il console di Lisbona perché si assicurasse che le cose cambiassero. Dallo scorso luglio ci sono cartelli che evidenziano i pericoli delle piscine, oltre ad altre misure».
Un’azione che potrebbe avere già fatto la differenza. «Sanas, ossia la Protezione civile di Madeira, pubblica tutti gli interventi di soccorso alle piscine naturali. Fino a giugno dello scorso anno ne aveva effettuati sei, ma nel secondo semestre sono stati appena due, senza esiti fatali», osserva, commossa, mamma Ornella. La speranza resta quella che altre famiglie non debbano subire lo stesso dolore.
L’eredità di Margherita
«Purtroppo la nostra battaglia non è finita», sottolinea la madre di Margherita. «Attraverso i nostri legali abbiamo depositato un esposto per sensibilizzare ancora di più sui pericoli di quell’area turistica», spiega poi, «ma i costi sono molto elevati e sarà sicuramente difficile avere giustizia per nostra figlia. E servirà anche tempo: gli avvocati ci hanno riferito che non ci sono ancora gli esiti dell’autopsia».
A Padova, dove la ragazza maceratese viveva da anni, la memoria resta viva. Lo scorso autunno è stato organizzato dai colleghi del corso di specializzazione un concerto dedicato a Margherita al parco Milkovich. E un’aula nella scuola di Psichiatria è stata a lei dedicata.
La giovane era impegnata anche nel sociale: collaborava con l’associazione Medici con l’Africa – Cuamm. I genitori, in occasione del funerale, avevano chiesto donazioni all’ente. Come gesto di ringraziamento la direzione del Cuamm ha dedicato a Margherita una sala nel reparto Early child developement dell’ospedale di Tosamaganga, in Tanzania. Lì vengono trattati bambini nati prematuri. «È stato un gesto che ci ha resi molto orgogliosi», conclude mamma Ornella.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova