Tesi di laurea a pieni voti dedicata al papà morto

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. La tesi di laurea l’ha dedicata a papà Paolo, scomparso un anno fa per un infarto mentre lavorava dentro lo stadio “Appiani” di Padova. Roberto Babbetto, 29 anni, si è...

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. La tesi di laurea l’ha dedicata a papà Paolo, scomparso un anno fa per un infarto mentre lavorava dentro lo stadio “Appiani” di Padova. Roberto Babbetto, 29 anni, si è laureato nei giorni scorsi in architettura all’università di Genova, con un risultato davvero brillante: 110, la lode e la pubblicazione della tesi. Un risultato di cui certamente suo padre sarebbe stato fiero e orgoglioso.

«Ho dedicato la tesi a lui», racconta commosso Roberto, «e anche a zia Bruna, sua sorella, scomparsa appena sei mesi prima. Siamo una famiglia unita e tutti mi sono rimasti vicino, incoraggiandomi ad andare avanti. Dopo la scomparsa di papà, volevo lasciare l’università e Genova per tornare a casa e stare accanto a mia madre Patrizia e a mio fratello minore Davide. Ma mancava solo la tesi e tutti i parenti mi hanno convinto a continuare, anche per mio padre, che era orgoglioso di me».

Il padre di Roberto, Paolo, era scomparso un anno fa, mentre liberava un magazzino allo stadio “Appiani” da migliaia di gabbie per uccelli stipate lì dalla Federazione ornitologica italiana di cui faceva parte. Siccome la gradinata e il magazzino dovevano venire abbattuti, bisognava trasportare le gabbie all’ex macello di corso Australia, vicino all’ospedale del capoluogo. Cardiopatico, forse anche per il gran caldo di quei giorni, l’uomo ebbe un infarto e spirò sulle gradinate dell’impianto.

Fu proprio Roberto ad avere il triste compito del riconoscimento. Papà Paolo era fiero di quel figlio, primo in famiglia a laurearsi, con un percorso di studi brillante e, sperava, una carriera importante davanti. Lo aveva anche aiutato nelle prime fasi della stesura della tesi.

«Mi sono occupato dello studio della costruzione, della storia e di un possibile recupero di villa Dal Verme-Pigafetta ad Agugliaro, in provincia di Vicenza», spiega il neo dottore in architettura, «un complesso monumentale che risale al Quattrocento, di cui nessuno si era mai occupato a fondo. Papà mi ha aiutato nelle rilevazioni con la stazione topografica, perché bisogna essere in due a prendere le misure. Poi la ricerca sulle tecniche di costruzione e sull’esame dei documenti storici l’ho portata avanti da solo, sviluppando l’ipotesi di un recupero e di un riutilizzo ad uffici comunali. Non essendoci pubblicazioni in merito così complete, mi è stato proposto di stampare il mio lavoro».

Roberto è rimasto a Genova, dove per ora lavora facendo rilievi a contratto, pronto per un dottorato di ricerca, sperando però sempre nella sistemazione definitiva e in un’opportunità per avvicinarsi a casa.

Cristina Salvato

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