Con i dazi in Veneto a rischio occhialeria e meccanica. Confindustria: «Ma no a ritorsioni»

Secondo alcune simulazioni una reazione scomposta raddoppierebbe gli effetti negativi, con riduzione di Pil e inflazione. Berton (Confindustria Belluno Dolomiti): «Ora servono misure straordinarie per sostenere le imprese»

Enrico Ferro
L'occhialeria nel Bellunese è tra i comparti più colpiti dai dazi
L'occhialeria nel Bellunese è tra i comparti più colpiti dai dazi

​​La preoccupazione c’è, inutile negarlo. Ma bisogna evitare le reazioni “di pancia” e gestire la situazione nel modo saggio. Confindustria in Veneto esprime una linea conciliatoria, nonostante i numeri allarmanti in molti settori. A Belluno, per esempio, occhialeria e meccanica rischiano tantissimo.

Nel 2024 l’export di quella provincia ha superato 3,8 miliardi di euro, con l’occhialeria che rappresenta oltre il 75% del valore complessivo. E d’ora in poi che si farà? Se lo chiede Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. «L’effetto immediato sarà un aumento dei costi, una riduzione della marginalità e una complessiva revisione delle strategie di fornitura e distribuzione», dice la presidente. «Ma a preoccupare è anche il quadro di lungo periodo, con un potenziale disallineamento strutturale degli equilibri commerciali globali e il rischio concreto di un processo di rilocalizzazione industriale verso gli Usa, come dichiarato dall’amministrazione Trump».

Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto, invita a mantenere la calma. «I dazi al 20% servono a intavolare una trattativa», ragiona. «Gli effetti concreti dipenderanno dalla reazione dell’Europa, che si è detta pronta a reagire ma al tempo stesso ha aperto ad una mediazione. I primi effetti negativi li vediamo nel breve termine sulle Borse a ribasso. Vedo invece per l’Europa il rischio di una riduzione del valore unitario delle esportazioni, in quanto è possibile che sfogherà il proprio surplus commerciale in altri mercati di sbocco abbassando i prezzi».

A livello nazionale il presidente Emanuele Orsini ha voluto ribadire un concetto: non facciamo scelte sulla spinta dell’emotività. Le simulazioni fatte dal PIIE-Peterson Institute for International Economics, evidenziano infatti come una ritorsione da parte dell’Ue quasi raddoppierebbe gli effetti negativi in termini di riduzione del Pil e aumento dell’inflazione.

«Siamo in un momento di rottura, stiamo uscendo dalla logica del Wto, siamo di fronte ad un cambiamento epocale di riposizionamento globale dei blocchi commerciali rispetto a come gli abbiamo conosciuti fin ad ora», riprende Boscaini. «Questo è preoccupante e al tempo stesso sfidante. Possono aprirsi nuove opportunità in questa fase di riequilibrio dei mercati e delle forniture. Dazi diversi per paesi diversi creano una nuova competitività».

Anche Lorraine Berton invita a evitare escalation tariffarie che danneggerebbero entrambe le sponde dell’Atlantico. «Ma è altrettanto urgente a livello nazionale mettere in campo misure straordinarie per sostenere le imprese», dice. «

Condividiamo la proposta avanzata da Confindustria di introdurre strumenti fiscali come i superammortamenti al 120-130% sugli investimenti produttivi e i crediti d’imposta per le aziende più esposte. Sono strumenti concreti che possono rafforzare la competitività e salvaguardare l’occupazione».

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