Roma taglia i fondi: il Palazzo di giustizia di Padova senza portinai e senza indicazioni

La presidente Santinello: «I due addetti rientrati in Comune. Cercheremo una soluzione con il volontariato, i nonni vigile»

il Palazzo di giustizia di Padova è rimasto senza portinai
il Palazzo di giustizia di Padova è rimasto senza portinai

È sparito il servizio di portierato nel Palazzo di giustizia, dove si trovano procura della Repubblica, tribunale tutti gli uffici giudiziari penali e civili. Un servizio fondamentale per cittadini e professionisti in grado di orientarsi tra piani, corridoi e le centinaia di stanze del palazzo con precise indicazioni.

Tutto finito da un giorno all’altro, l’1 aprile. Un brutto pesce d’aprile, solo quel giorno, nonostante tante sollecitazioni nei mesi precedenti, il Ministero della giustizia ha confermato quanto ormai in tribunale era chiaro: quest’anno non sono stati previsti soldi per finanziare il servizio affidato a due dipendenti comunali “prestati” agli uffici giudiziari e, di conseguenza, pagati con i fondi statali.

«Il servizio di portierato è sempre stato fatto sulla base di una convenzione con l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) in base alla quale venivano destinati dei dipendenti comunali a servizio degli uffici giudiziari.

A Padova la convenzione è stata prorogata ogni anno e abbiamo usufruito di due addetti. Ora, che cosa è successo? Annualmente con la Legge finanziaria o con il Mille proroghe veniva assegnato il finanziamento al Comune per il servizio uffici giudiziari. Quest’anno non abbiamo visto nulla» spiega la presidente del tribunale padovano, Caterina Santinello, «Abbiamo cominciato a scrivere al Ministero (della Giustizia) chiedendo che cosa avremmo dovuto fare. E non c’è mai stata una risposta mentre anche il Comune si era dichiarato disponibile a mantenere a disposizione il personale purché fosse garantito lo stanziamento.

Alla fine, abbiamo comunicato al Comune che i dipendenti avrebbero dovuto tornare in sede nel timore che l’ente locale potesse reclamare il pagamento del servizio. Servizio chiuso l’1 aprile. E lo stesso giorno anche il Ministero finalmente ci ha risposto, spiegando che non era stato previsto il finanziamento. Pertanto i dipendenti avrebbero dovuto essere “restituiti” all’amministrazione di appartenenza».

Dall’1 gennaio all’1 aprile i due addetti al servizio di portierato hanno lavorato in tribunale. «E il Comune ci ha anche detto che si riserva di chiederci i soldi per i tre mesi del 2025» puntualizza la presidente, che ammette «speravamo che magari il Comune ci lasciasse i due operatori lo stesso».

Non è un problema di poco conto la chiusura del servizio di portierato: con la riforma Cartabia e le leggi bavaglio non ci sono più i ruoli delle udienze con nomi e cognomi di imputati e parti; solo numeri di protocollo e indicazioni delle aule non sempre facili da trovare. In più c’è tutta l’area civile che non è ben segnalata. C’è un servizio di vigilanza ma nelle loro postazioni è stato già messo un cartello con la scritta ben visibile “non si forniscono informazioni” perché compito delle guardie giurate è sovrintendere alla sicurezza.

«Adesso vediamo se riusciamo a coprire il servizio con i nonni vigile, in pratica dobbiamo ricorrere al volontariato» precisa la presidente Santinello che non nasconde amarezza: «Peraltro i due addetti al portierato erano persone fidate». Insomma nella Giustizia i soldi scarseggiano, in ogni ambito. 

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