Felice Maniero: la Mala del Brenta è viva e si è spostata a Venezia

VENEZIA. Un imprenditore come tutti gli altri, oggi alle prese con Iva, burocrazia e clienti che non pagano. Un imprenditore diverso da tutti gli altri per il peso del suo passato che è anche storia della malavita italiana.
Lui è Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta, l’uomo che ha creato e per 20 anni ha guidato una holding criminale e una banda di 400 persone che imperversava nel Nord Italia e in Emilia, con furti, rapine, sequestri, omicidi, traffico di droga e di armi.
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Un impero che lui stesso, nel 1995, ha contribuito a smantellare decidendo di collaborare con le forze dell’ordine. E ha collaborato di nuovo due anni fa - stavolta da uomo libero (diventato tale nel 2010) - quando ha denunciato l’ex cognato e fatto ritrovare il suo tesoro su cui molto si è favoleggiato.
In primavera tornerà in tribunale, sul banco dei testimoni, proprio per parlare di quel tesoro; non sono esclusi colpi di scena perchè pur sempre di Faccia d'Angelo, quello fuggito dal carcere di massima sicurezza, si tratta.
Nel frattempo, nella pasticceria di una città segreta, accetta di raccontare il presente: il suo e quello di un pezzo di criminalità che continua a far paura.
Nella seconda parte dell'intervista concessa ai quotidiani veneti di GEDI SpA (Nuova Venezia, Mattino Padova, Tribuna di Treviso e Corriere delle Alpi), Maniero fa alcune rivelazioni sulle nuove geografie criminali del Veneziano e del Veneto. La Mala del Brenta, dice a Sabrina Tomè, esiste ancora.
«Credo sia stato lasciato qualche “batterio”; ciò ha permesso di farli proliferare e con il tempo di rafforzarsi sempre più. Attualmente i mestrini sono quasi tutti fuori, personaggi di grande spessore. La situazione è certamente peggiorata. Secondo me è già avvenuto uno spostamento di comando su Venezia-Mestre delle operazioni illecite più importanti. Il Brenta è tornato un fiume e la nostra meravigliosa Venezia il fulcro della criminalità».
I mestrini, come dice Maniero, devo vedersela con le cosiddette mafie d'importazione, a partire dalla 'ndrangheta che in Veneto ha già solide radici: «Attualmente tutto gira attorno agli stupefacenti, trafficare con la droga è molto facile e non si deve essere coraggiosi o intrepidi, nel senso peggiorativo del termine, non bisogna avere una particolare caratura".
Nella seconda parte dell'intervista, Maniero parla anche di altre questioni scottanti: il suo "pentimento" (giuridico, non fattuale dice), il giallo legato alla tragica fine di sua figlia - suicidio o delitto? - e alcune delle "gesta" della Mala. Episodi di cui si è pentito profondamente, ma anche altri di cui non è affatto, come le vittime delle faide interne alla banda.
«Erano persone diventate nemiche e avrei fatto la loro stessa fine se non li avessi anticipati. Purtroppo, le nostre regole erano chiare a tutti e anche loro erano dei killer».
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