L’esercito dei tremila aspiranti infermieri a Padova, sognando il posto fisso
Alla Kioene Arena la prima prova del concorso per infermieri bandito da Azienda Zero: a disposizione ci sono 640 posti. Tra i candidati anche over 40, tutti sono laureati e lavorano già tra pubblico e privato

Emozione poca, speranza nel posto fisso tanta. È questo il sentiment degli oltre tremila candidati che martedì 25 febbraio a Padova alla Kioene Arena, hanno sfidato colleghi e sorte, per il mitico posto fisso nella sanità pubblica veneta.
Età variabile - anche degli over 40 -, tutti già all’opera sia nell’ambito privato che in quello pubblico, una laurea in tasca e almeno tre obiettivi chiari: avvicinarsi a casa, sperimentare le famose competenze grazie ai reparti ospedalieri e, senza nascondersi dietro un dito, aumentare lo stipendio che potrebbe sfondare per alcune specialità quota duemila euro.
Sono 640 i posti a disposizione e la parte del leone la fa l’Ulss 2 Marca Trevigiana, che occuperà 150 infermieri, mentre solo 10 saranno quelli assorbiti dall’Ulss 6 Euganea.
In coda dopo baci e abbracci con parenti, amici umani e quelli a quattro zampe, c’erano uomini e donne provenienti anche da realtà regionali diverse. Tutti hanno aspettato il proprio turno per accedere al maxi concorso che, visti i numeri del passato, non è più attraente: cinque anni fa si presentarono in 5 mila e i posti messi a disposizione furono solo 190.
Due turni e quasi tre ore per la prima prova scritta e pratica, alla quale seguirà il prossimo 6 marzo per chi sarà ammesso, quella orale. Nessuna paura di vivere turni pesanti o di passare le festività in corsia, a quanto pare stimola l’idea di crescere e diventare super competenti.
Le voci dei protagonisti
«Io voglio lavorare in carcere, già lo faccio ora, ma preferirei avvicinarmi a Vicenza e avere uno stipendio sicuro», racconta Laura G., laureata e convinta che con il posto fisso avrà comunque maggiore dignità economica. «L’ambito amministrativo è il mio, già sono all’interno dell’ospedale, ma voglio per esigenze personali passare dall’Ulss 7 a quella Berica», racconta Gabriele Dal Toe che aggiunge: «Lo stipendio nel pubblico che mi pare possa arrivare a sfiorare i duemila euro mi sta bene, però vorrei fosse data più dignità alla professione».
«Il mio sogno è quello di superare il concorso e lavorare in area critica. Non mi spaventano sacrifici e condizioni complicate dei pazienti», racconta la vicentina Selua che già lavora come infermiera. «Aspetto che esca mio figlio, sono tesa, lui invece era tranquillo», racconta mamma Valentina Stival. «Bisogna tenersi tante porte aperte e questo concorso mi permetterebbe, visto che sono una neolaureata, di entrare subito in un ambiente sano, collaborativo e strutturato. Spero di esercitare in reparti quali medicina o chirurgia, di certo non in terapia intensiva che non fa per me», spiega la padovana Laura Belcaro.
«Partecipo al concorso anche se vengo dalla Liguria, spero di rimettermi in gioco anche in una regione diversa dalla mia. Mi sono laureato nel 2018, ho lavorato anche all’estero per l’esattezza in Spagna, ma qui in Italia mi sembra di poter impostare un futuro professionale con maggiori competenze. Auspico che possano aumentare gli stipendi nel nostro Paese per questa professione», si augura Ajello Pietro aspirante infermiere in area critica e disposto a un trasferimento immediato nella città del Santo per cui ha fatto domanda.
«Zero emozione, non mi aspetto nulla, tentar non nuoce», racconta Filippo Buratti, 27 anni da Montecchia, che desidera un posto fisso e di crescere professionalmente. «Voglio avvicinarmi a casa, andare all'Ulss 9 di Verona-San Bonifacio. Adesso lavoro in terapia intensiva neonatale ed è quello che sogno di fare per il resto della mia vita, purtroppo in pochi centri sanitari c’è questo reparto», spiega Giulia Cortina anche lei da Montecchia.
«Non mi aspetto niente di che, lavoro già a tempo determinato all'Ulss 3 Serenissima in Ospedale. Sono in neurologia», chiarisce Christian da Mestre che si augura almeno due cose: «Lavorare in tanti reparti diversi e in un futuro non troppo lontano, di operare in area critica. So bene che questa sembra una scelta di vita “strana” e controcorrente visti turni e sacrifici, ma la passione è più gratificante. Speriamo di avere ferie garantite e il giusto salario». «Sogno di cambiare perché sono nel privato, nel pubblico ci sono tanti ambiti e se dovessi scegliere, mi piacerebbe come reparto quello della riabilitazione cardiologica. Poi, con gli stipendi che abbiamo nel privato, che sono di 1600- 1700 euro netti al mese, non è che si viva benissimo», spiega il giovane Giorgio.
Venerdì 28 febbraio gli aspiranti al posto fisso scopriranno sul sito web di Azienda Zero se avranno superato la soglia minima della sufficienza che per questa prima parte del concorso è di 21 trentesimi.
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