La carriera di Remo Sernagiotto, dalla Regione all’Europa: la politica come seconda pelle
Democristiano, forzista, poi con Fitto e Meloni: le tappe della sua carriera. L’attività negli organi di rappresentanza l’aveva iniziata nel 1998 nella sua città, Montebelluna, diventando consigliere comunale e assumendo il ruolo di capogruppo di Forza Italia, allora in minoranza. Poi il salto in Regione. Correva l’anno 2000 e diventa consigliere a Venezia

Remo Sernagiotto
TREVISO. Prima democristiano, poi forzista, infine approdato a Raffaele Fitto e poi, assieme al politico pugliese, a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Remo Sernagiotto è stato un politico di lungo corso, approdato fino al Parlamento Europeo nella precedente legislatura. In pratica gli mancava solo il Parlamento italiano per poter dire di aver fatto politica in tutti i maggiori organi di rappresentanza.
Prima di darsi a tempo pieno alla politica si era però impegnato nel mondo del commercio, lui che a vent’anni aveva avviato un’azienda di commercializzazione di pneumatici lungo la Feltrina, da cui gli era derivato il soprannome con cui tutti lo conoscevano secondo l’usanza veneta.
Era il periodo tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta quando aveva dato vita a un’associazione di commercianti, “Vivere Montebelluna” che per prima aveva riempito il corso principale di luminarie a Natale. Era stato inizialmente anche lo sponsor di Recam, la fiera che si svolgeva a settembre in città. E con quel gruppo aveva tentato la scalata alla presidenza mandamentale della Confcommercio, sconfitto però dal nervesano Roberto De Lorenzi.
Era stato il suo trampolino di lancio in politica dopo che tangentopoli aveva fatto aprire le porte alle new entry. Aveva infatti cominciato a dedicarsi a tempo pieno alla politica, coltivando i rapporti che contavano e diventando, dopo il crollo della Dc, un esponente di primo piano di Forza Italia nel Trevigiano prima e nel Veneto poi.
L’attività negli organi di rappresentanza l’aveva iniziata nel 1998 nella sua città, Montebelluna, diventando consigliere comunale e assumendo il ruolo di capogruppo di Forza Italia, allora in minoranza. Poi il salto in Regione. Correva l’anno 2000 e diventa consigliere a Venezia. Il bis cinque anni dopo, venendo rieletto e assumendo il ruolo di capogruppo di Forza Italia e nel 2008 anche di presidente della prima commissione consiliare. Terza legislatura regionale a partire dal 2010, con un ulteriore passo in avanti: diventa infatti assessore ai servizi sociali e alle politiche giovanili.
Lascia Venezia nel 2014 per approdare a Bruxelles. Quell’anno è candidato alle Europee e viene eletto al Parlamento Europeo con 21.889 preferenze. Il suo bacino elettorale gravitava soprattutto nell’area pedemontana, ma quel che gli era riuscito a Venezia prima e a Bruxelles poi non gli riesce a Montebelluna, la sua città. È lui infatti a tirare le fila del partito in città e a far candidare a sindaco prima Gianni Andreazza e poi Antonio Romeo, sconfitti entrambi. In compenso era stato sempre lui ispiratore di alcune giunte di larga coalizione a Crocetta, Volpago e Trevignano dove il centro si era alleato con la sinistra. Dal novembre 2010 a novembre 2014 è stato anche presidente di Elisan, network europeo di politici centrato esclusivamente sulle politiche sociali. Altra candidatura alle Europee nel 2019, ma nel frattempo era approdato prima al gruppo Conservatori e Riformisti di Fitto, poi diventato Direzione Italia e infine Verso FdI. Nelle liste del partito di Giorgia Meloni è candidato alle Europee dell’anno scorso ma questa volta non viene confermato: troppo poche le 7.338 preferenze per poter tornare a Bruxelles.
A Montebelluna intanto aveva continuato a tessera la sua tela e alle elezioni del 2016 fa presentare una lista di cui era stato ispiratore, con candidata sindaco Sabrina Favaro, che ottiene un solo seggio in consiglio comunale. —
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