Mita Spa, 50 euro di bonus a chi non sciopera: scoppia la polemica
I sindacati hanno annunciato azioni legali contro l'azienda per comportamento antisindacale, mentre la direzione difende la sua posizione: ecco cosa è successo

Cinquanta euro ai dipendenti a titolo di ringraziamento per non aver partecipato allo sciopero. La somma, in veste di buono spesa, è stata riconosciuta dall’azienda Mita spa di Conselve, specializzata nella zincheria a caldo, ai 35 (dei 70) lavoratori che non hanno incrociato le braccia in occasione della mobilitazione di venerdì scorso dei metalmeccanici.
Il «riconoscimento per la giornata del 28 marzo» è stato comunicato in una nota della direzione ai lavoratori «a testimonianza dell’apprezzamento per il senso di responsabilità dimostrato in questo momento delicato».
L’azienda, ringraziandoli per la scelta di essere presenti al lavoro «contribuendo alla continuità operativa e al rispetto degli impegni presi con i clienti», ha annuncia loro che saranno chiamati dall’Ufficio Risorse Umane per il ritiro della somma.
Dopo il caso dei due delegati sindacali che hanno ricevuto il foglio di via di 4 anni dalla Questura per lo sciopero con picchettaggio in un’azienda della logistica (misure sospese dal Tar), il Padovano torna al centro delle cronache in materia di diritto allo sciopero. E il sindacato scende sul piede di guerra. Tanto che l’Ufficio personale dell’azienda ha annunciato nella serata di ieri la disponibilità a ritirare il bonus.
Stamattina gli uffici legali della Uilm depositeranno una denuncia per comportamento antisindacale. Ad annunciarlo il segretario generale Uilm Rocco Palombella: «Invitiamo i lavoratori di Mita Spa a rifiutare questa umiliazione e a lottare per il rinnovo del contratto nazionale che restituisce dignità a tutti. Avvieremo immediatamente una denuncia alla magistratura per attività anti sindacale e ci aspettiamo da Federmeccanica un provvedimento urgente di condanna e di espulsione di Mita».
Palombella sottolinea l’importanza di intervenire subito con un’azione decisa per evitare effetti emulazione. E chiama in causa Federmeccanica «che sta tenendo bloccata la situazione da otto mesi con la conseguenza che in un clima simile alcune aziende decidono di difendersi da sole, usando strumenti molto pericolosi. Era già successo con la Fiat nel 2008, quando diede in acconto i soldi del contratto purché i lavoratori non scioperassero. Così però si indebolisce il negoziato con conseguenze pesanti su tutti i lavoratori».
Per quanto riguarda il caso specifico, il segretario provinciale Uilm Davide Crepaldi sottolinea come «da troppo tempo i rapporti con la direzione non vadano bene». E il segretario generale Uil Massimo Zanetti: «Mai vista una cosa del genere. Credo sia un gravissimo precedente, uno sfregio al diritto di sciopero e alla stessa Costituzione che lo garantisce».
Sul caso interviene anche la Fiom, pur non avendo rappresentanza in fabbrica: «Gravissimo e inaccettabile il comunicato della Mita. Un episodio gravissimo e senza precedenti che va assolutamente condannato», ha affermato Michele Iandiorio, segretario generale Fiom, «Se questo è il modo con il quale i padroni e la Confindustria Veneto Est pensano di portare avanti la discussione per i rinnovi contrattuali, devono aver ben chiaro che il livello dello scontro è destinato ad alzarsi».
L’azienda, che fa capo all’imprenditore Riccardo Bisol, respinge però le accuse. Spiega il direttore delle Risorse Umane Luca Businaro: «Sono sempre stato il primo a rispettare il diritto di sciopero. È una piccola cifra, un piccolo riconoscimento per chi è venuto a lavorare per venire incontro ai problemi di consegna delle commesse che aveva l’azienda. Il sindacato parla di comportamento anti-sindacale? Non è così. Ma se i sindacalisti insistono a sostenere un’accusa così pesante, sono più che disponibile a ritirare il bonus di 50 euro visto che il riconoscimento è stato male interpretato».
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