Politica, il Veneto rilancia: «La Liga come la Csu bavarese»
La proposta di Bet, Marcato e Sandonà: autonomi e federati con Milano. Ma nel Carroccio c’è anche chi, come Centenaro, guarda più all’Afd
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Al successo elettorale dei popolari tedeschi ha concorso in misura rilevante la Csu bavarese: da sempre distinti ma saldamente federati al partner nazionale, i cristiano sociali hanno arginato l’avanzata dell’estrema destra nel Land cattolico, il più progredito della Germania, raccogliendo un significativo 35%. La circostanza, così, rimbalza nei commenti della politica veneta, rispolverando un disegno accantonato nella stagione salviniana.
L’idea territoriale
«La Csu, come la Liga in Veneto, ha saputo mantenere la fiducia degli elettori grazie alla storica capacità di buon governo e alla rappresentanza dei bisogni del territorio», afferma il consigliere regionale Roberto Bet, esponente assai vicino a Luca Zaia, «entrambe le forze politiche condividono un forte radicamento regionale, una visione conservatrice ma concreta, nonché la capacità di garantire continuità amministrativa senza cedere a derive estremiste o populiste».
Il parallelo: «Guardiamo con attenzione al rinnovo del Bundestag perché il Veneto, come la Baviera, è una terra dalla forte identità, con una tradizione politica ben definita e anche qui la Liga deve consolidarsi come punto di riferimento dei cittadini, evitando che il malcontento verso Roma si traduca nell’aumento di consenso ai movimenti estremisti. Sappiamo che la nostra comunità premia la buona amministrazione e la vicinanza alle aspirazioni del popolo. Il gradimento del nostro governatore Zaia, primo in Italia secondo i sondaggi, ne è la prova».
Messaggio chiaro
Messaggio neanche troppo criptato: per i leghisti veneti è tempo di svincolarsi dall’abbraccio soffocante di via Bellerio e ristabilire una dialettica paritaria con il sovranismo di Matteo Salvini.
«Sarebbe un passo coerente rispetto alle nostre radici», sostiene Luciano Sandonà, il presidente della commissione Bilancio all’assemblea legislativa, lesto a rammentare che «la nascita della Liga precede quella della Lega Nord, tanto che, a fronte del segretario federale, il dirigente del partito veneto veniva definito “nathional”, era un primus inter pares. Perciò credo sia importante recuperare il nostro margine di proposta e di azione, pur in un quadro di leale collaborazione».
Dalle parole ai fatti
Evocato, Luca Zaia si limita a salutare con favore la prospettiva di un governo stabile a Berlino («Vicini di casa, amici, partner fondamentali, basti pensare che i tedeschi costituiscono il 23% dei turisti nelle località venete») chi, invece, passa dalle parole ai fatti è Roberto “bulldog” Marcato, assessore in Regione. In tempi non sospetti ha caldeggiato un futuro «bavarese» per i lighisti, definiti «movimento popolare e antifascista, né di destra né di sinistra, fortemente identitario»; oggi fa sapere che tradurrà l’obiettivo (condiviso dalle frange venetiste) in una mozione programmatica all’imminente congresso del Carroccio. Fuga in avanti? «Non direi», chiosa il capogruppo Alberto Villanova «lo spirito autonomista, anche in seno al partito, è parte integrante del nostro Dna».
Il successo dell’estrema destra
Non tutti condividono questa lettura e anzi c’è chi plaude all’exploit dell’estrema destra targata Alternative für Deutschland. «Il risultato dimostra che gli elettori chiedono un cambiamento radicale e la crescita esponenziale dell’AfD non sorprende, le loro battaglie sono, in larga parte, le stesse che portiamo avanti noi della Lega», sostiene Giulio Centenaro, consigliere a Palazzo Ferro-Fini di stretto rito salviniano «serve un’Europa diversa, meno burocratica, un cambio radicale nelle politiche migratorie, basta con il lassismo che mette a rischio sicurezza e identità delle nostre nazioni. È il segnale che anche in Italia dobbiamo proseguire con determinazione sulla strada del cambiamento».
Conclusione perentoria: «Chi si batte per la sovranità e il rilancio economico del proprio Paese, è premiato. I partiti deboli, privi di una visione chiara e del coraggio di prendere decisioni forti, sono destinati a scomparire». —
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