L’uomo che smaschera i tradimenti: «Ma c’entrano più i soldi dell’amore»

La storia di una donna convinta che il marito salta il pranzo per andare con un’altra. Le auto appartate fotografate di notte: ecco una giornata tipo dell’investigatore privato Salvatore De Luca

Leandro Barsotti
Salvatore De Luca: investigatore privato
Salvatore De Luca: investigatore privato

Appostamenti, fotografie, testimonianze. Ore di lavoro per scoprire un tradimento. Clienti che vogliono la prova delle “corna” il più delle volte per motivi di soldi, non per semplice gelosia.

Salvatore De Luca, professione investigatore privato. da trent’anni, è nel suo studio Gialma in centro a Padova. Ha cominciato in polizia giovanissimo, poi ha scelto di lavorare in proprio. Ha due occhi azzurri e attenti, abituati a valutare molto di più di ciò che semplicemente appare. E da qui partiamo.

Trent'anni di professione. Social, web o intelligenza artificiale hanno cambiato la vita del detective?

«Qualcosa è cambiato ma nessuna tecnologia è al pari dell’intuito che dobbiamo avere. Il nostro pane quotidiano rimane fatto di appostamenti, pedinamenti, fotografie, riprese video. Sempre in luoghi aperti al pubblico. Non possiamo entrare in proprietà private senza permesso. Ad esempio, se una persona è nel suo giardino privato, con una siepe, non possiamo arrampicarci per spiare. Ma se c'è una ringhiera aperta e si vede dentro, quello lo possiamo fare».

Potete fotografare intende.

«Sì, lo strumento di base è sempre la macchina fotografica, anche se oggi si usa di più il cellulare per la sua discrezione».

E registrazioni audio?

«Registrare una conversazione all'insaputa dei partecipanti non è legale. E le informazioni ottenute illegalmente non possono essere usate in sede giudiziaria».

Cosa succede se durante un appostamento non riesce a scattare una foto? La sua testimonianza verbale ha valore?

«Certo. Io redigo una relazione scritta dettagliata di quello che ho osservato. La mia testimonianza è valida come qualsiasi altra. Ovviamente, se suffragata da prove oggettive come fotografie è meglio. Cerco sempre di fare foto o riprese per confermare quello che ho visto. In tribunale, i giudici prendono in considerazione i nostri rapporti e spesso ci chiamano a testimoniare per confermare quanto abbiamo scritto o documentato».

Quali sono le maggiori richieste dei clienti?

«L'infedeltà coniugale è al primo posto, senza dubbio. Ricevo richieste sia da uomini che da donne, direi un 50% ciascuno. Spesso hanno un sospetto sul partner e vogliono una verifica oggettiva. A volte hanno già un'idea di chi possa essere l'altra persona, altre volte brancolano nel buio. Il nostro lavoro iniziale di pedinamento è fondamentale».

Le capitano mai semplici casi di gelosia senza prove?

«Ricordo una signora convinta che il marito la tradisse durante la pausa pranzo, nonostante il ristorante fosse a cinque minuti dal loro negozio. Credeva che facesse “altro” nel tragitto. L’ho seguito per diversi giorni, ma niente. Era una fissa della moglie, diceva di averlo capito dalle mutande, ma era evidente che la sua era una forma di gelosia paranoica».

Ci sono casi in cui i sospettati traditori non sono semplici da controllare?

«Per esempio, il classico caso in cui si sospetta della collega di lavoro. Lì è più complicato perché non posso entrare in azienda. Si aspetta all’uscita, si controllano gli orari, ma non posso sapere cosa fanno in ufficio. Oppure mi è capitato di seguire persone che per lavoro giravano l'Italia. In quel caso, se il committente aveva sospetti su una persona specifica, magari una casalinga, conveniva concentrarsi su di lei, aspettare un eventuale incontro, piuttosto che inseguire il marito in tutta Italia con costi proibitivi».

Qualche pedinamento le è sfuggito?

«Una volta pioveva molto e persi di vista l'auto che stavo seguendo a causa di un semaforo. Pensai di aver perso mezza giornata di lavoro. Fortunatamente, lo ritrovai su una strada principale e scoprii che era andato a casa di un'amica. Oggi però con il gps è più semplice, applicarlo a un’auto è legale e si può seguire un veicolo a distanza senza rischiare di perderlo».

Si è mai fatto scoprire?

«No, non mi è mai successo che qualcuno si accorgesse di essere pedinato in modo esplicito. Però alcune volte è capitato che la persona si sia insospettita e abbia fatto dei giri strani con la macchina per verificare se c'era qualcuno dietro. In quel caso, ho interrotto il lavoro per evitare noie».

Le è mai capitato di fotografare un bacio tra gli amanti?

«Ovviamente, per strada capita. A volte si tengono per mano in macchina. Ricordo un caso particolare di un uomo che aveva attrezzato il furgone della sua ditta con un materassino. Prendeva l'amante, la faceva salire e poi si appartavano. Io fotografavo i momenti in cui si incontravano e salivano nel furgone, e poi, quando era aperto, ho fotografato il materassino all'interno del mezzo. Si incontravano in un boschetto in provincia. Quante volte mi è capitato anche di seguire a piedi in mezzo ai Colli degli amanti pur di riuscire a fotografarli senza farmi vedere. Le macchine che si appartano nelle vie buie si possono fotografare anche di notte, ma non è sempre chiaro chi ci sia dentro».

A Padova si verificano molti casi di infedeltà rispetto ad altre città, secondo la sua esperienza?

«Sì, direi di sì, ce ne sono diverse. Però ho notato che spesso la preoccupazione principale non è tanto l'infedeltà in sé, quanto la necessità di avere delle prove per addebitare la separazione al coniuge infedele o magari non pagare gli alimenti o pagarne meno. Si cerca la "giusta causa". In altri casi, quando una separazione è già avvenuta, si cerca di verificare se l'ex partner convive con qualcuno o lavora, per poter rinegoziare l'assegno di mantenimento. Questo capita spesso».

Oltre all'infedeltà, quali altri tipi di indagini le vengono richieste?

«Un grande ambito è quello delle indagini sul lavoro. Ad esempio, aziende che sospettano che un dipendente si finga malato. Proprio in questi giorni ne sto seguendo uno. La legge consente al privato o all'azienda di incaricare un investigatore per tutelare i propri interessi in sede giudiziaria. Un caso tipico è quello del dipendente che svolge un'altra attività in concorrenza con l'azienda per cui lavora: questa è infedeltà aziendale. Mi è capitato di scoprire un dirigente che aveva aperto un'altra società con lo stesso tipo di attività a nome della moglie e dei figli. Poi ci sono le finte malattie. Ricordo una dipendente che aveva fatto causa all'azienda sostenendo di aver avuto problemi alla schiena a causa del sollevamento pesi in magazzino. In realtà, ho scoperto che i suoi problemi derivavano da un precedente incidente a cavallo».

Si diverte a fare questo lavoro?

«A volte sì, nel senso che scopri delle cose che non ti aspetteresti. E a volte è anche d'aiuto alle persone. Ad esempio, quando si scoprono delle truffe. Però è chiaro che il lavoro non è sempre così emozionante come si vede nei film. Spesso si passano ore fermi in macchina ad aspettare. In quei momenti ascolto la radio, ma bisogna sempre rimanere attenti. Non è come nei film dove in due minuti si risolve tutto. Spesso c'è un lungo lavoro di preparazione e attesa. A volte si aspetta una persona in un determinato luogo a un certo orario, e questa arriva con ore di ritardo o non si presenta affatto. Può essere molto noioso a volte».

C'è mai stata una scoperta che l'ha particolarmente colpita o deluso?

«Sì, a volte dispiace quando scopri delle cose che fanno male. Magari ti tocca scoprire situazioni difficili, come persone che fanno qualcosa di sbagliato per necessità. In quei casi ti dispiace. Mi è capitato di scoprire che una persona aveva commesso un illecito perché era in una situazione di grande bisogno, e in quel momento pensi che forse sarebbe stato meglio non scoprirlo».

Le è mai capitato di rifiutare un incarico?

«Sì, una volta mi chiesero di organizzare una trappola per un marito, coinvolgendo una prostituta per farlo sembrare infedele. Ho rifiutato perché non è una cosa che si può fare a livello professionale, e poi non è una cosa giusta».

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